Il M5S alla Sindaca Raggi: “Basta utili ai privati, Acea diventi tutta Pubblica “.

 

Acqua

Acqua . Lo studio e la proposta della deputata Cinquestelle Federica Daga: Acea Ato 2 si indebita facendosi finanziare dalla holding Acea Spa, che però redistribuisce i profitti della prima a privati come Suez e Caltagirone. Il Comune acquisisca la controllata, e si incrementeranno anche gli investimenti sulla qualità

di Antonio Sciotto (Il Manifesto, 21 Marzo)

 

Mentre in tutto il mondo si moltiplicano i casi di ripubblicizzazione dell’acqua – e di altri servizi fondamentali come il trasporto locale – a Roma la quasi totalità degli utili del gestore idrico se ne va in finanza e nelle tasche di azionisti privati anziché essere reinvestito in qualità: la denuncia viene dai Cinquestelle, che ieri hanno tenuto alla Camera un convegno internazionale organizzato dalla deputata Federica Daga. Un report di Merian Research e studio Lillia di Como svela l’anomalia del caso Acea (la municipalizzata dell’acqua) e sostiene con molti dati una richiesta alla sindaca Virginia Raggi (anche lei M5S): riacquisiamo al pubblico il servizio idrico e i suoi utili, in modo da poter riutilizzare importanti risorse per il bene di tutti.

PER COMPRENDERE la richiesta si deve descrivere l’attuale situazione di Acea: a gestire il servizio idrico è una controllata di Acea Spa (la società madre, multiutility di energia, acqua e gas), la Acea Ato 2. La holding controlla quest’ultima con una quota del 96,46% e il restante 3,54% è del Comune. A parte Roma, sono presenti, come azionisti, anche tutti i 110 comuni dell’Ato 2, ciascuno con un’azione di 10 euro (meno dello 0,005% del totale). La «madre», Acea Spa, è controllata per il 51% dal Comune di Roma, mentre il restante 49%, quotato, è in mano a Suez Italia (23,3%), Gruppo Caltagirone (5%) e per un 20,7% ad azionisti sotto il 2%.

FIN QUI POTREBBE sembrare un normale rapporto tra holding madre e società controllate, tra l’altro con la garanzia che le maggioranze sono tutte saldamente in mani pubbliche. Il problema però sta nell’utilizzo degli utili di Acea Ato 2, la società che per capirci emette le bollette e gestisce direttamente i servizi di distribuzione ed erogazione: negli ultimi anni, spiega Merian Research, ha sempre registrato 70 milioni di utili (aumentati del 16,3% dal 2011 al 2015), senza dimenticare che nel 2012 c’è stato un rincaro delle tariffe applicate agli utenti.

EBBENE, tra il 2011 e il 2015 la quasi totalità dell’utile (93% nel 2015) non è stata reinvestita in Acea Ato 2 ma è stata distribuita agli azionisti (Acea SpA e Comune di Roma). In Acea Spa, lo ricordiamo, sono presenti anche azionisti privati, come Suez e Gruppo Caltagirone, che quindi hanno usufruito dei lauti dividendi. Il problema dove sta? Nel fatto che Acea Spa funge da banca per Acea Ato 2, nel senso che se da un lato prende la quasi totalità dei suoi utili, dall’altro le fornisce i liquidi che le servono per operare a breve termine, a interessi di mercato.

Negli ultimi 5 anni Acea Ato 2 ha contribuito per il 26,63% agli utili della holding Acea Spa e a fronte ha accumulato una montagna di debiti: gli oneri finanziari verso la società madre sono aumentati del 38,8% dal 2011 al 2015, con il debito salito a 30 milioni di euro.

IN BUONA SOSTANZA, mentre all’azienda che gestisce il servizio idrico destinato ai cittadini (Acea Ato 2) venivano caricati pesanti oneri finanziari per prestiti a interessi di mercato da parte della società «madre» (Acea Spa), la stessa holding godeva degli utili della «figlia», e distribuiva lauti dividendi (anche) ad azionisti privati quali Suez e Gruppo Caltagirone.

Il tutto mentre non veniva rispettata la tabella di marcia degli investimenti per migliorare il servizio: siamo a quota 576 milioni sui 951 programmati (poco più del 60%).

LA PROPOSTA che Daga e l’M5S della Camera avanzano alla sindaca Raggi è quindi quella di rendere Acea Ato 2 completamente a controllo pubblico (sganciandola in sostanza da Acea Spa, che ha anche azionisti privati), acquisendola con 84,2 milioni di euro e programmando un rientro del debito in 15 anni. Nel contempo, si riuscirebbe a investire nei servizi 150 milioni di euro annui, visto che gli utili sono stati finalmente reinternalizzati.

Negli ultimi 15 anni, ricorda il M5S, ben 235 città in 37 paesi hanno pubblicizzato i servizi idrici, portando beneficio a 100 milioni di cittadini: perché non pensare ora anche a 3,5 milioni di cittadini laziali? L’assessora all’Ambiente del Campidoglio, Pinuccia Montanari, a nome di Sindaca e giunta ha dichiarato che «la proposta verrà presa in esame».